
La Clitoride, Suzanne Santoro,1974
Suzanne Santoro (new York, 7 giugno 1946)
Erano gli anni settanta, gli inizi del femminismo, quando una giovane artista nata a New York e poi trasferitasi a Roma, Suzanne Santoro, con le sue opere fotografiche ed editoriali scatenò tempesta.
Erano gli anni in cui le donne, una parte di esse, avevano preso coscienza della propria sessualità e lottavano, ognuna con i propri mezzi e forze, per affermare i diritti inalienabili del loro sesso.
Il mezzo espressivo maggiormente utilizzato da Suzanne Santoro è la fotografia e la sua ricerca è di tipo analitico, volta a un´ attenta analisi dell´iconografia estetica-antropologica dell´organo sessuale femminile: ovvero sulle rappresentazioni artistiche e idealizzazioni della vagina nelle società civili, che si sono susseguite nella storia, nonché le censure e le distorsioni afferitele.
La ricerca condotta dall´artista nei riguardi della mistificazione da parte del potere della cultura padroneggiata dal sesso maschile, molto probabilmente (o quasi certamente) di matrice edipica, Fu proposta nella mostra collettiva “Il volto sinistro dell´arte” tenuta a Firenze nel 1977 alla Galleria De Amicis e curata dalla visionaria e intraprendente curatrice e gallerista Romana Loda; che
nel catalogo scrive:
“Il suo riportare alla luce la vagina, nella sua forma anatomicamente corretta e nei suoi rimandi indiretti è una operazione dal significato contrario a quella di certa lugubre e melensa pornografia, perché realizza, con sensibilità davvero rara, una rilettura di una immagine rimossa, per restituirla alla sua primordiale naturalezza, quella naturalezza che solo una logica aberrante ha potuto toglierle”.

Ma anche una società che si trovi ipoteticamente nel suo periodo di maggior libertàe apertura intellettuale (come quella degli anni settanta in Europa) ha da fare i conti con i suoi vecchi clich è e retaggi culturali. Cosi nel 1976 all´Arts Concil of Great Britain a Londra (ente britannico della promozione artistica), Suzanne subì una gretta censura del suo libro “Per una Espressione Nuova/Towards New Expression”. Il consiglio direttivo lo fece entrare nel catalogo dell´evento, ma non fu esposto perché il libro urt ò la “sensibilità
di quell’istituzione patriarcale che percepì distortamente il lavoro dell´artista come una contrapposizione della clitoride al fallo e quindi non accettò di buon grado l´esposizione fotografica di genitali femminili in quel contesto marcatamente fallocentrico.
In una pagina del suo libro inquisito, Suzanne Santoro scrive:
“Ricercando il sesso femminile altrove, ho constatato che questo anche in passato è stato annullato e poi levigato per essere idealizzato pur nelle diverse rappresentazioni storiche”.
Potremmo aggiungere: perché gli uomini piccoli preferiscono, alla naturalezza della vita, i propri feticci.

Breve Biografia dell’artista:
Suzanne Santoro è un’artista statunitense, formatasi presso la School of Visual Arts di New York e la New York University. Frequenta il contesto newyorkese minimalista e concettuale degli anni Sessanta, avvicinandosi alle ricerche di Dan Flavin e Joseph Kosuth. Tra la fine degli anni Sessanta e il principio del decennio successivo si trasferisce a Roma, prima temporaneamente al seguito della famiglia Rothko (cui viene indirizzata grazie alla sua insegnante Dore Ashton), e poi definitivamente. A Roma, il suo percorso artistico si incrocia con l’esperienza della militanza femminista, attraverso la frequentazione del collettivo di Rivolta femminile, dove approda grazie ai contatti con Carla Lonzi, conosciuta precedentemente a New York, durante il soggiorno americano della critica d’arte (seconda metà degli anni Sessanta). Il contatto con il Femminismo rappresenta un forte stimolo per la propria ricerca estetica, che si concentra su temi marcatamente femministi, quali la sessualità e il corpo. La ridefinizione della zona erogena femminile rappresenta in quegli anni (decennio 1970) il perimetro di indagine della ricerca dell’artista, che mira alla definizione di un vocabolario sessuale visivo aderente alla dimensione reale e organica del corpo della donna, spogliato quest’ultimo dalle rappresentazioni banalizzanti e sbrigative che la tradizione artistica ha operato nel corso della storia, dalla statuaria classica fino ai tempi più recenti. Nel 1976 Santoro fonda insieme a un gruppo di intellettuali ed artiste (Carla Accardi, Eva Menzio, Anna Maria Colucci, LeoNilde Carabba, Stephanie Oursler, Nedda Guidi, Silvia Truppi) la Cooperativa Beato Angelico (CBA), esperienza a metà tra il collettivo femminista e la cooperativa di artiste. La CBA ha uno spazio espositivo stabile, dove ogni singola artista è chiamata ad esporre a rotazione. Il gruppo si scioglie nel 1978. Negli anni Ottanta Santoro si laurea presso L’Istituto di Ortofonologia di Roma assumendo la qualifica di Terapista d’Arte. Dal 1985 si occupa dell’atelier grafico dell’Istituto, lavorando con bambini sordomuti e autistici. La produzione artistica degli anni Ottanta porta avanti i temi chiave del decennio precedente, con una costante centralità dell’organo genitale femminile, ma attraverso un maggiore utilizzo del colore come elemento caratterizzante. In quegli anni l’artista lavora molto su carta, realizzando opere ad acquerello e a tempera, ricerca che prosegue anche nel decennio successivo. In tempi più recenti (anni Duemila) Santoro ha lavorato a partire da alcune opere scelte di Caravaggio, e, negli ultimi anni, prendendo spunto dal contesto visivo dell’arte medievale. Ancora oggi prosegue l’attività terapeutica legata all’arte.
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