Jolanda Marcolla

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Jolanda Marcolla, prospective Construction, 1972.

Jolanta Marcolla (1950)

Link: https://www.marcolla.pl/fotografia/

Jolanta Marcolla è un´artista che si esprime con la fotografia, film e video. Ha studiato presso la Facoltà di Pittura dell’Accademia Statale di Belle Arti di Breslavia, conseguendo il diploma nel 1974. È stata cofondatrice e membro della Galeria Sztuki Aktualnej, che ha organizzato e partecipato a numerosi eventi d’arte d’avanguardia in patria e all’estero tra il 1971 e il 1975. Dal 1975, Jolanta Marcolla ha intrapreso un’attività artistica individuale, affiancando ai suoi precedenti interessi la grafica e l’illustrazione. Le sue opere fanno parte delle collezioni del Centre Pompidou, del Musée national d’art moderne, del Tokyo Photographic Art Museum e del Museo Nazionale di Danzica.
Sebbene gli artisti stessi rimanessero in Polonia a causa delle difficoltà nell’ottenere i passaporti e delle ristrettezze economiche dell’epoca, parteciparono con i loro film e fotografie a eventi internazionali inviando le loro pubblicazioni per posta e ricevendo in seguito inviti.
A metà degli anni ’70, Jolanta Marcolla ha iniziato la sua carriera artistica senza fare parte di un gruppo ed è stata una delle prime a utilizzare il video come mezzo di espressione, all’epoca ancora poco diffuso. Tra le sue mostre si ricorda quella alla Galleria Labirynt di Lublino nel 1976. Le sue opere sono state presentate, tra le altre, alla mostra “1,2,3… Avant-Garde” presso il Centro d’Arte Contemporanea del Castello di Ujazdowski nel 2007, e nel 2015 la Fondazione Arton le ha dedicato una mostra personale.

Jolanda Marcolla, Autodescription, 1974.

Nella serie fotografica “Autodescrizione”, le inquadrature ritraggono la figura dell’artista. Le fotografie sono sovrapposte a descrizioni di ciò che vediamo, come “una smorfia sul viso causata dal sole splendente”, che forniscono anche spunti su elementi invisibili nelle immagini in bianco e nero, come il colore degli occhi o le borse. Marcolla, allo stesso tempo, richiama l’attenzione sull’imprecisione del mezzo e, ancora una volta, provoca una cauta accoglienza di ciò che viene presentato come un dato di fatto: dopotutto, non possiamo essere certi dell’accuratezza delle informazioni sui colori e in generale della “percezione”.

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